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autochrome 1 In fotografia: Il primo materiale sensibile a colori che si presentava come una lastra di vetro positiva, quindi come una "slide" da osservare con la lanterna magica. L'autochrome, diffuso fra il 1907 e il 1930, si basa sul principio dei tre colori primari (rosso, verde, blu) che in egual densità formano il bianco ed ognuno di essi è il complementare dell'unione degli altri due. Fu inventato dai fratelli Lumière che misero in pratica questo principio colorando la fecola di patate di rosso, verde e blu e poi mescolandone tre parti uguali in modo da ottenere una miscela in cui i granuli dei tre colori risultavano distribuiti uniformente. La fecola veniva applicata ad una lastra pancromatica bianco e nero, in uno strato equivalente allo spessore del diametro dei granuli. Alla fecola veniva aggiunto del nerofumo che, essendo più fine riempiva gli interstizi fra i granuli di fecola. In questo modo ogni punto della lastra era coperto dal nerofumo (e quindi nascosto alla luce) o filtrato da un granulo e quindi sensibile solo alla luce dello stesso colore di quel granulo. Dopo l'esposizione la lastra era sviluppata e invertita senza rimuovere lo starto di fecola ed il risultato era una diapositiva b/n che osservata per trasparenza, restituiva i colori originali grazie ai granuli di fecola. L'inversione della lastra da negativo a positivo, cioè il processo di sbianca, era stato messo a punto da Rodolfo Namias (1867-1938), un uomo che dedicò tutta la vita alla fotografia. Grande chimico e proprietario di una ditta di prodotti chimici per uso fotografico, autore di molti libri, socio di Mario Ganzini per la produzione di ottime fotocamere e fondatore, ancora con Ganzini, della rivista Progresso Fotografico (1894).





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